Il dipinto “Bealera in via Cavour di Giovanni Rava.

A sinistra la gara a cronometro in coppia sulla bealera di Cornale negli anni ’70.

Sopra il dipinto Bealera in via Cavour di Giovanni Rava.

Troviamoci alla Bealera

Lo so che non lo immaginate. State pensando che l’uomo e la donna sulla barca stiano pulendo il fango di un’alluvione. Magari quella di S. Antonio, o quella di Cornale.

4 settembre 1948, 5 novembre 1994, 11 agosto 2002… tre sabati che non si possono dimenticare. Tre alluvioni che non si ripeteranno più perché ormai il Rio Moisa non affluisce più nella bealera di Magliano Alfieri, ma confluisce direttamente nel Tanaro.

No, la foto non c’entra con le alluvioni. 

La bealera ha una vita tutta sua, che va ben oltre i sabati di preoccupazione per gli straripamenti. E va anche oltre alle domeniche contemplative, quelle di oggi, in cui vado a respirare il fresco sulle panchine ombreggiate. 

Ve lo devo raccontare dall’inizio.

Elisabetta Ardito, la Beta dl’Ort, rema da seduta. Il cognato Pierino Massucco, Pierino dl’Ort, sta in piedi davanti. Sciolte le corde del navetto che li legavano alla riva, sono pronti, in mezzo all’acqua, per vincere la gara a cronometro in coppia nel tratto tra la panetteria Sappa e la borgata Magalla. Sono tre anni, 1977, 1978 e 1979, che la Pro Loco li fa scivolare con grinta verso il traguardo durante la festa patronale di San Maurizio.

Basterebbe da sola questa immagine per far capire che la bealera non fu solo un canale irriguo. C’è di più.

Nel 1862 il fratello del mio bisnonno materno (dalla parte dei Cane) ci andò per farsi il bagno, o magari a giocare… e vi morì annegato. A soli dieci anni! Mi rattrista, ma non mi stupisce. Altri ragazzini furono più fortunati.

Teresa Bertolotto (classe 1929) si ricorda che sua madre, Maria Adriano, verso la fine degli anni ’20 salvò due bambini dalla corrente d’acqua, nel tratto di bealera in via Cavour, nella borgata del Banchet.

Ora guardate l’altra immagine: il dipinto Bealera in via Cavour di Giovanni Rava. Si vede quel tratto. Si vede bene la vecchia casa del barbiere Mario Eusebio, casa che fu abbattuta nel 1972. Si vede anche il ponticello pedonale che collega via Cavour a via Matteotti. L’acqua sembra tranquilla ma non lo è.

Teresa mi ha ricordato un’altra vita sulla bealera. Le donne ci andavano sempre, si sa, a lavare i panni e le stoviglie. Scendevano anche da Magliano alto con il carro, per fare il bucato. Anche d’inverno, quando dovevano rompere il ghiaccio. E quando l’alveo era in secca ritornavano per recuperare ciò che era caduto dentro. Non si buttava via niente! Oggi si dice economia circolare.

Altre foto non ne ho, ho tanti ricordi.

L’acqua non veniva bevuta, ma per fare l’impasto del pane con il lievito madre era meglio di quella del pozzo. Se lo ricorda bene Nella Slizza (classe 1924).

La stessa acqua tolse la sete agli animali delle stalle e delle aie delle cascine.

Gli arbusti di canapa sono stati macerati nella bealera, prima di diventare tessuto. Filatura e tessitura sono lavorazioni antiche, già citata negli Statuti di Magliano del 1300, e danno il nome al toponimo Canavò (Canapali). Una località che si trova nei Gorreti della frazione Cornale. 

Io nella bealera ho pescato ancora negli anni ’60 del Novecento anguille, rane, gamberetti rossi, piccoli pesci ed ho visto i ragazzini scivolare sulla sua superficie ghiacciata d’inverno.

La bealera non fu solo un canale irriguo. Molteplici usi l’hanno resa indispensabile alla vita per secoli, per lavare, per lavarsi, per abbeverare, per preparare la canapa, per fare il pane…
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R011, febbraio 2021

Roero Coast to Coast

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