Codice degli Statuti di Corneliano d’Alba, manoscritto datato 3 febbraio 1416.

Pagine e particolari del codice degli Statuti di Corneliano d’Alba, manoscritto datato 3 febbraio 1416.

Pagine e particolari del codice degli Statuti di Corneliano d’Alba, manoscritto datato 3 febbraio 1416.
Pagine e particolari del codice degli Statuti di Corneliano d’Alba, manoscritto datato 3 febbraio 1416.
Pagine e particolari del codice degli Statuti di Corneliano d’Alba, manoscritto datato 3 febbraio 1416.

Statuti manoscritti

Corneliano, lì 2 febbraio 1416

Domani mattina sarà un giorno storico. Domani firmerò il manoscritto degli Statuti, invenzione che nessuno dei miei antenati avrebbe potuto immaginare che oggi si rende indispensabile. Diceva bene Aristotele se sulla terra prevalesse l’amore tutte le leggi sarebbero superflue. Siamo giunti al tempo delle leggi scritte, Dio mi ha scelto per costruire questo strumento di pace e di governo. Una nuova legge terrà a freno chi per vendetta, o per concorrenza sleale,  rovina le coltivazioni del preziosissimo zafferano che si vedono fiorire intorno al castello.

Ho speranza che il manoscritto riuscirà a debellare le bilance truccate dal mercato e l’avarizia, spregevole abito mentale di chi farebbe qualsiasi cosa per soddisfare il bisogno sfrenato di ottenere sempre di più. Auguro alla mia terra, anche aldilà del tempo breve della mia vita, di saper punire gli ingordi assuefatti alla loro irrefrenabile bramosia di ingurgitare bevande oltre limite della sazietà, in oscure taverne, a tarda notte, dopo il suono del corno.

Tutti devono sapere riconoscere che il lancio violento delle pietre, per ira o per vendetta, è proibito in questo borgo e che falchi e cani vanno tenuti e governati affinché siano uno strumento di difesa e non di prevaricazione. Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere o una bestia o un dio , scrisse Aristotele, e io non credo che ci sia un Dio in terra a Corneliano.

Prego affinché il grande lavoro di scrittura e revisione in 159 capitoli magistralmente scritto in caratteri gotici su pergamena sappia invertire l’inerzia di chi non semina il campo, perché una comunità florida e giusta è una comunità in cui tutti operano secondo le proprie capacità. Tutti hanno l’obbligo di raccogliere i propri frutti, nessuno escluso.

E infine spero che gli Statuti sappiano educare quanti hanno la radicata convinzione della propria superiorità e disprezzano norme e leggi mancando di rispetto. La superbia è un vizio capitale, un male che può colpire qualsiasi uomo sulla terra, anche un principe.

Scritti questi pensieri mi sento più propenso al sonno, ma voglio appuntarmi un ultimo pensiero che mi guiderà. Il maestro Aristotele scrisse: anche quando le leggi sono scritte non dovrebbero mai rimanere immutate.

 

De Brayda


 

Il codice degli Statuti di Corneliano d’Alba ha compiuto seicento anni nel 2016. Fu ritrovato nel corso dell’epoca napoleonica dall’avv. Vittorio Torreri che lo tramandò ai suoi eredi.

Il manoscritto presenta cinquantuno fogli numerati, preceduti da tre fogli di indice. È rilegato tra due tavole di legno con dorso in cuoio. La scrittura è in caratteri gotici, con tipiche abbreviazioni medievali e inserti fuori margine, per rimediare a dimenticanze o abrasioni per correzione di errori.

Le 159 deliberazioni sono relative al governo della comunità di Corneliano: l’amministrazione della giustizia, il diritto di famiglia, le norme morali e religiose, le decisioni in materia di polizia urbana e rurale ecc.

Gli Statuti furono il risultato di un accordo tra i signori di Corneliano, i De Brayda, e la popolazione. Approvandoli, i Signori continuano ad essere l’autorità suprema del luogo con i loro diritti e privilegi di derivazione feudale (imposizioni di tasse, di giornate lavorative gratuite da parte del popolo denominate roide, pedaggi, divieti, ecc.), ma sono comunque subordinati agli Statuti. Nel primo capitolo si legge che, compiuti i quattordici anni, i De Brayda giurano sul Vangelo, davanti alla comunità, di rispettare gli Statuti e di farli rispettare nell’interesse della Chiesa, della popolazione, degli orfani, dei poveri e degli individui più deboli.

Nel 1978, a cura della Pro Loco del nostro paese, vennero pubblicati la trascrizione dell’originale latino e la traduzione commentata da Giulio Parusso (giornalista, scrittore, storico, studioso anche del paese di Corneliano, cui il nostro Comune concesse la cittadinanza onoraria in quell’anno), oltre ad una sua storia di Corneliano inserita nell’ambito del Roero dal 1000 al 1600 circa.

All’interno di questo volume, che si intitola “Corneliano nella storia del Roero. Gli Statuti del 1415-1416”, si ricorda che la signorina Margherita Calliano nel 1942 operò la trascrizione degli Statuti dall’originale per la sua tesi di laurea presso l’Università Cattolica di Milano, facoltà di lettere e filosofia. Inoltre è indicato che anche il signor Giuseppe Taricco rese gli statuti di Corneliano oggetto della tesi di laurea “Ricerche storico – giuridiche sugli Statuti e sul Comune di Corneliano”, conservata presso la facoltà di Giurisprudenza di Torino.

Sull’originale degli Statuti, che subì purtroppo seri danneggiamenti durante l’alluvione che colpì Corneliano nel 1948, nel 2008 fu eseguito un restauro conservativo.

Si ringrazia Monica Castagnotto per la testimonianza e ricerca.

Per conoscere di più sugli Statuti vedi il video pubblicato sul sito della Fondazione Torre di Corneliano d’Alba in occasione dei 600 anni.

Il codice degli Statuti di Corneliano d’Alba ha compiuto 600 anni nel 2016. È un documento straordinario che raccontiamo dal punto di vista dei Signori De Brayda, la notte prima della firma.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R049, 16/06/2020, Corneliano d’Alba

Roero Coast to Coast

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