Pubblico nello sferisterio durante le competizioni della pallapugno

Nelle immagini a colori: il campione, Oscar Gribaldi, alla battuta nello sferisterio; un particolare del rito della fasciatura dei pugni; il pubblico.

Foto storiche in bianco e nero: il pubblico del balon; lo storico ingresso dello sferisterio Mermet di Alba; il campione Augusto Manzo nel 1953; il gioco della Pantalera in piazza.

il campione Augusto Manzo nel 1953
Pubblico nello sferisterio durante le competizioni della pallapugno
lo storico ingresso dello sferisterio Mermet di Alba
il gioco della Pantalera in piazza

Sport Pallapugno

Durante gli incontri si chiacchiera e si discute di tutto ma, incredibilmente, senza perdere di vista, nemmeno per un attimo, quanto succede in campo. Alcuni individui si spostano incessantemente avanti e indietro davanti alle tribune: sono gli scommettitori. Sì, perché il balon è sinonimo di scommessa (traversa in dialetto). Si traversa su tutto: su chi si aggiudicherà il quindici (come nel tennis: 15-30-40-gioco), su chi si aggiudicherà il gioco, su chi vincerà la partita e anche su quanti giochi riuscirà a fare il perdente. Generalmente si scommettono cifre modeste ma nel passato non era raro vedere passar di mano cifre considerevoli e anche interi poderi e cascine.

Sul campo da gioco si affrontano 2 quadrette (squadre), ciascuna composta da 4 giocatori: un terzino al largo che opera nella zona di campo parallela alle tribune per gli spettatori, un terzino al muro, che opera nella zona vicina all’appoggio; poi un centrale (o spalla) che agisce dietro i terzini, e il battitore che, oltre ad essere l’atleta più importante per l’economia di questo sport, è anche il capitano della squadra e l’elemento in cui la squadra stessa si identifica.

Lo scopo del gioco è far terminare la palla (190 grammi di peso e un diametro di 10,5 cm), dopo averla colpita con il pugno (o l’avambraccio), oltre il fondo campo avversario. Il colpo più spettacolare è quello che fa terminare la palla fuoricampo dai lati corti del terreno di gioco e che viene detto intra (entra) in Piemonte o cielo in Liguria.

Vi risparmio le regole del gioco. È infatti consigliabile assistere alle prime partite in compagnia di un amico che vi spieghi via via cosa succede in campo.

Le belle giocate e gli scambi prolungati li riconoscerete, perché sottolineati da “OOOH” di meraviglia e da applausi fragorosi. Le partite si disputano nello sferisterio: il campo da gioco, lunghezza di 90 metri (oltre ai sette in zona di battuta per la rincorsa), larghezza variabile tra i 16 e i 18 metri. A destra della battuta, per i campi detti alla ligure, o a sinistra, per quelli alla piemontese, c’è l’appoggio, ossia un muro a superficie liscia: lunghezza quanto il campo, altezza almeno 2 metri, sormontato da una rete metallica rigida, in modo da arrivare a un’altezza totale di 12 metri.

Il Roero è legato per tradizione alla pallapugno. Sferisteri si trovano a Canale, Monticello d’Alba, Priocca, Guarene (dove si può ammirare il “Muretto dei campioni” dedicato ai vincitori dello scudetto di pallapugno dal 1912 ad oggi), Govone (nel parco del castello) e Canove di Govone. In quest’ultimo, da quasi mezzo secolo, nelle serate estive si disputa un celebre torneo di pantalera.

Nel periodo tra giugno e settembre, le partite iniziano alle 9 di sera, quando il caldo comincia ad attenuarsi. Vedrete allora una piccola processione di gente, la maggior parte con un cuscino sottobraccio, avviarsi verso lo sferisterio. Essendo il Roero territorio agricolo, è più o meno a quest’ora che terminano i lavori agresti e diversi spettatori, pur di non perdersi le prime battute, cenano direttamente allo sferisterio. Non stupitevi quindi se sulle gradinate (di legno o cemento, ecco il perché dei cuscini) vedrete circolare salumi vari, acciughe al verde e formaggi tipici. Naturalmente accompagnati da na buta ‘d col bon o anche na buta ed cul bun: una bottiglia di quello buono! Ovviamente parliamo di uno degli ottimi vini del Roero.

Il pubblico è eterogeneo: uomini e donne, giovani e anziani, contadini e produttori di vino, artigiani e commercianti. Non mancano gli industriali che, nella maggior parte, sono anche gli sponsor delle squadre. Vi consiglio di sedervi nei pressi di qualche gruppetto di anziani… sono i migliori! Fate attenzione ai loro commenti. Anche se sono in dialetto, non avrete difficoltà a capirli. Vi garantisco che sono uno spasso! Un concentrato di ironia e fantasia che va a colpire ora questo, ora quel giocatore reo di aver commesso qualche… baggianata (stupidaggine).

 

Ecco un paio di esempi

Buta le man an sacòcia!  Metti le mani in tasca

riferito ad un terzino dopo che ha fallito un facile colpo, mandando la palla in fallo

Quand a geuga da sol a l’è ‘n campion! Quando gioca da solo è un campione!

riferendosi ad un giocatore meno che discreto

Ovviamente ogni partita è la scusa per aprire il baule dei ricordi. Memorie di mostri sacri di questo sport popolare come Augusto Manzo, Franco Balestra, Felice Bertola e Massimo Berruti, fino agli attuali Massimo Vacchetto e Bruno Campagno, vincitori degli scudetti dal 2011 al 2019 (5 Vacchetto e 3 Campagno, con l’eccezione del 2018, vinto da Federico Raviola).

Se vi capita di passare, durante il giorno, accanto ad uno sferisterio, con tutta probabilità vedrete dei ragazzini, con i pugni debitamente fasciati, impegnati in partite interminabili, incuranti di caldo e sole, che cercano di imitare i più celebrati campioni della serie A.

Una raccomandazione: non perdetevi il rito della fasciatura del pugno. Una quarantina di minuti prima dell’inizio della partita, i giocatori iniziano il riscaldamento in campo. Dopo aver fatto controllare agli arbitri la loro attrezzatura, cominciano a fasciarsi il pugno.  Si inizia con un polsino, si passa poi a una benda che copre mano e pollice. Sopra questa bendatura, tra pollice, indice e polso, viene collocato un pezzo di cuoio e sopra questo un’altra benda. Tocca quindi allo spago fasciare pollice e mano, per terminare con della gomma che ha lo scopo di attutire l’impatto del pallone sulla mano.

Un’ultima curiosità: la storica e amatoriale pantalera. Si differenzia dalla pallapugno principalmente per il servizio: la palla non viene colpita con il pugno dal battitore ma viene lanciata, da un giocatore detto campau (lanciatore), in maniera da rimbalzare su una tettoia obliqua, pantalera appunto, appoggiata al muro a un’altezza di circa due metri da terra. Dopo questa fase, il gioco si svolge esattamente come nella pallapugno. È un gioco che può essere praticato da tutti, anche dai giocatori più anziani, che magari hanno meno forza fisica ma sono molto più esperti e sanno sfruttare meglio i rimbalzi imprevedibili che la palla può avere sbattendo contro i balconi delle case, le pareti e i tetti. La pantalera è la versione più tradizionale del pallone elastico: infatti può essere giocata anche in spazi molto ristretti e non richiede un terreno di gioco apposito.

Elio Stona

Se avete deciso di soggiornare per qualche giorno nel Roero, visitate i diversi castelli della zona, concedetevi una passeggiata per i sentieri delle Rocche, ammirate i panorami mozzafiato che le cime dei “bric” (colline) vi offrono e accettate l’ospitalità delle cantine. Ma tenetevi una serata libera da dedicare al balon. Non sarà una serata sprecata, anche perché è uno sport molto spettacolare, con gesti atletici non indifferenti. E se non avete amici che possano spiegarvi le regole, non esitate a chiedere a chi vi sta vicino. Chiunque sarà ben felice di illustrarvi che cosa succede in campo e non si lascerà di certo scappare l’occasione di “essere importante”. Almeno per una serata.

Si ringrazia Elio Stona per il racconto e lo storico repertorio fotografico.

Fino agli anni Settanta del Novecento la pallapugno, in dialetto, balon, si giocava tutto l’anno negli sferisteri nei campionati di categoria, ma anche (e soprattutto) nelle aie, nelle piazze o nelle strade dei paesi del Roero nella forma amatoriale detta pantalera. Attraverso le vicende di questo sport, ancora oggi amato, si traccia un profilo socio-cultural-sportivo di una terra.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

Borgata Lemonte, Chiesa di San Bernardino

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R058, 31/7/2021, Monticello d’Alba

Roero Coast to Coast

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