Chiesa e scuoletta di Madonna Del Guado a Vezza d'Alba in frazione Sanche

Madonna del Guado in valle Sanche nei pressi di Vezza d’Alba. L’edificio addossato è stata la scuola della frazione nel Novecento.

Madonna del Guado

Mi sono appoggiato al muro sperando che il cornicione in mattoni riuscisse a ripararmi dalla pioggia. Con la camicia bagnata ho trovato un angolo per me, dove le mie note interiori pian piano hanno ceduto spazio ad un’altra voce, quella di una chiesetta che si esprime in una lingua tutta sua, abituata a levarsi a Dio per dare conforto e coraggio. L’acqua batte sul tetto, sulle foglie di biancospino e scorre rumorosa nel rio Sanche.

Madonna del guado dice di sé che è nata per dare rifugio a chi, come me, incontra nuvole che rovesciano acqua. Quando il rio era gonfio non poteva essere attraversato a piedi, toccando il fondo, e i viandanti rimanevano bloccati sull’argine con il rischio di essere derubati o maltrattati nella notte.

Il cartello marrone indica “CAPPELLA DI MADONNA DEL GUADO sec. XIX”, ma la chiesetta nasce in tempi lontanissimi, per dare soccorso. Chi nasce con questo scopo non smette mai di esserci nelle tempeste. Le prime fondamenta in pietra erano prossime al guado, poi nel 1723, per iniziativa dell’arciprete don Cavalla, fu spostata nel luogo in cui si trova ora, più distante dal rio, sopraelevata e ben poggiata sulla terra del Roero.

Vista da qui, al riparo, l’acqua fa magie, popola il paesaggio di dettagli da fotografare. L’umidità dell’aria rende i colori più saturi e brillanti e il vento mette in disordine steli e foglie.

La chiesetta mi distrae da quest’incantesimo raccontandomi qualcos’altro di sé, del suo interno, degli ultimi abitanti e delle feste di un tempo. Nei primi decenni del Novecento fu qui parroco don Augusto Vitolungo, un uomo energico, intelligente e intraprendente. Nel suo cuore c’era spazio sia per il bene spirituale della sua gente che per bisogni materiali. Insegnò agli uomini di Vezza d’Alba a migliorare la coltivazione delle pesche e a combattere le malattie della vite. Fece capire alle famiglie dei primi decenni del Novecento che i figli dovevano prima di tutto andare a scuola e farsi un’istruzione, che i tempi stavano cambiando. La scuola di valle Sanche era proprio qui, addossata alla chiesetta. L’ultimo abitante di Madonna del guado fu Don Giuseppe Falletti. Un altro cuore grande, buono con i ragazzi, un cuore fragile che smise di battere quando era ancora giovane, all’età di 39 anni. Dopo di lui, vennero altri, ma solo a dire la Messa di domenica, erano preti da fuori, da Alba o da Madonna dei Boschi.

Per molti decenni ogni 24 settembre all’imbrunire delle foglie e dei grappoli la gente s’incontrava qui per la festa della Madonna della Mercede. La gente ha bisogno anche di questo, oltre che di pane. Sembra di sentire risuonare tra queste mura il chiacchiericcio dei paesani e le risate dei bambini vestiti a festa, la Messa solenne al mattino e le preghiere del Vespro al pomeriggio. Molti facevano parecchia strada, a piedi, per i sentieri che portavano qui, scendevano dai due versanti a destra e a sinistra del Rio lungo fondo della valle, da una parte c’è Valmaggiore e dall’altra attraverso la regione Podio si arriva su quello che oggi si chiama Sentiero del Tasso.

Mi sposto un po’, per vedere le linee del volto della chiesetta, e mi bagno. Ha un carattere ottocentesco. In cima ci sono la croce in ferro battuto e l’orologio incastonato in una mezzaluna bianca contornata da una linea di mattoni. Due lunghe lesene rosse scendono a destra e a sinistra e incorniciano la facciata. In mezzo si apre una finestra rotonda – un grande occhio sulla strada – legata ad un arco in cui si apre il portone in legno. Spingo l’inferriata e apro. La chiesetta custodisce al suo interno due tele, anch’esse ottocentesche come la facciata. Nel primo dipinto riconosco la Madonna con il Bambino insieme a due santi, san Giuseppe insieme al protettore della gioventù, il gesuita Luigi Gonzaga. L’altra tela raffigura un vescovo e un ragazzo che ha di fianco il suo angelo custode. Nella tradizione cristiana l’angelo accompagna ogni persona nella vita, aiutandola nelle difficoltà e guidandola verso Dio.

Quando incontro un angelo inaspettato mentre viaggio per lavoro, per fotografare il paesaggio e l’arte, è sempre una sorpresa. Questa volta mi ha regalato il tempo di fermarmi, silenzio e forse pace dentro, suoni della natura, colline, vigneti,  fiori di pesco e di pera madernassa, il rio, il bosco, le foglie bagnate. Mi ha regalato ciò che fotografo per gli altri ma a volte non vedo più.


 

Si ringraziano Francesca e Candida Pagliasso per la testimonianza.

La chiesetta di Madonna del guado di Vezza d’Alba è là avvolta dal silenzio dei pendii della valle. È viva la chiesetta? Una chiesa non smette mai di essere pronta ad abbracciare. L’emigrazione nei primi decenni del Novecento, il progressivo spopolamento delle campagne, il decremento delle nascite e ora il covid ne fanno un luogo a sé, una voce fuori dal coro, non per questo meno interessante.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

Chiesetta di Madonna del Guado, frazione Sanche, Vezza d’Alba

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R025, 5/03/2020, Monteu Roero

Roero Coast to Coast

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