Grande Carnevale di Monticello d’Alba
Grande Carnevale di Monticello d’Alba

Grande Carnevale di Monticello d’Alba illustrato sulle stampe del 1962, 1967 e 1976. Due immagini delle storiche maschere Vigio Cobiabròpe e Steo Paracher.

storiche maschere Vigio Cobiabròpe e Steo Paracher.
storiche maschere Vigio Cobiabròpe e Steo Paracher.

Gran Carlevé ‘d Muntisel

Erano circa le 22,30 d’un giorno della seconda decade di febbraio, quando il rag. Elio Biancotti, presidente della ProMonticello, venne a trovarmi a casa. Mi parlò tutto infervorato del carnevale locale, che quest’anno è alla sua settima edizione.

A prima vista mi sembrò che si volessero fare a Monticello cose impossibili. Figurarsi un polentone di alcuni quintali di farina; poco meno di un chilometro di salsiccia; non meno di 1000 polli arrosto e di 50 brente di vino berbera; un convoglio interminabile di carri allegorici con figurazioni moderne e mitologiche.

 

Così inizia la prefazione del fascicolo illustrato (numero unico) di presentazione del Carnevale datato 1962, realizzato da Carlo Gramaglia, giornalista di Alba. Prima della moderna era delle fotocopie e delle stampe digitali si andava in Tipografia a vedere le bozze e curare la messa in macchina. Fu la Tipografia Sansoldi di Alba a stampare il prezioso numero unico del Carnevale 1962, mettendo in evidenza in copertina la novità, la giovane parola POLENTONISSIMO di Carnevale. Un piccolo inciso: Sansoldi fu la storica tipografia che nel 1945 stampò il primo numero de La Gazzetta Piemontese, settimanale indipendente dell’Italia libera, testata nata ad Alba nel periodo della libera repubblica partigiana ad opera delle formazioni autonome Mauri

 

Carlo Gramaglia forse esagerò un po’ con il suo racconto del Carnevale di Monticello edizione 1962? Se si guarda il volantino del 1967, appena 5 anni dopo, si comprende che il Gran Carlevé ‘d Muntisel non fu una meteora dell’inizio degli anni ’60 ma al contrario ottenne un successo notevole, nel Programma delle manifestazioni del 1967 ancora si legge: Martedì 7 febbraio – ore 15 – Distribuzione gratuita del Tipico POLENTONISSIMO, con 200 trabuch ‘d sautisa, 100 cobie ‘d polastr aròst ed intingoli di uova, tonno e funghi. Durante la distribuzione Dio Bacco spegnerà i palati roventi dei divoratori con 50 brinde di genuina barbera.

Trabuch significa trabucco, unità di misura piemontese che corrisponde circa a 3 metri, e sautisa vuol dire salciccia. Si fa in fretta a immaginare 600 metri di salciccia correre per Monticello insieme ad altre leccornie innaffiate da abbondante e buon vino. Quindi nel 1976 la tradizione della polenta continuò e alla stessa si aggiunse il tocco del cuoco: Consulente alla cucina il cav. Piero Marasso, premio Oscar della Cucina Italiana.

 

Per alcuni quella polenta fu memorabile. Scrisse Enzo Ratto: a Monticello, ogni anno a Carnevale, c’è la festa della polenta. In altri paesi festeggiano. Che so io, S. Nicola, S. Gennaro, S. Caterina; a Monticello è la festa della polenta. Ne fanno cuocere una bella quantità e poi la distribuiscono agli invitati, condita con squisite salcicce, coniglio in umido ed altre ghitte diavolerie. Ma la bellezza di questa festa è nell’invito rivolto a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveracci. Nello spirito della polenta, che non distingue nessuno. Siamo tutti invitati. Non possiamo mancare.

Ma i festeggiamenti comprendevano ben altro! E non solo la polenta ma tutto il Carnevale di Monticello si meritò un elogio scritto. Dalla penna di Tino Berruti viene fuori un ritratto così:

Io ho deciso: per Carnevale vado a Monticello. E dove lo trovo un altro posto così ospitale? Appena arrivato mi viene offerto gratis, da sorridenti fanciulle vestite con i tradizionali costumi piemontesi, vino, polenta e salciccia che posso bere e mangiare a volontà mentre guardo la sfilata dei carri allegorici, delle maschere e delle bande musicali venute anche da lontano per allietare la festa. Alla sera poi, nella sala “Pro Loco” posso avere tra le braccia le più belle Monticellesi, naturalmente sotto lo sguardo vigile delle mamme, La ragione che più mi fa amare il Carnevale di Monticello è che in questa allegria generale, circondato dal calore umano e dalla simpatia che gli abitanti di questo paese e di quelli vicini sanno ispirare, dimenticando la brutta epoca in cui viviamo…”

 

Accanto alla polenta, al buon cibo e l’ottimo vino, al clima di festa popolare, all’atmosfera il clou fu di certo la sfilata dei carri allegorici, guidata dalle maschere monticellesi Vigio Cobiabròpe e Steo Paracher (è qui utile ricordare che in piemontese la vocale o, senza accento, si legge u, mentre se è accentata, ò, si legge o, quindi Vigiu Cubiabrope e Steu Paracher) i quali sono affiancati da Ghita e Catlina, due sorelle che, pur restando zitelle, sono compagne e buone amiche di entrambi.

 

Ma chi sono Vigio Cobiabròpe e Steo Paracher? Sono le maschere di Monticello su cui scriveremo la prossima storia di Monticello d’Alba!

 


 

Si ringraziano Elio Stona per la testimonianza e la ricerca e Piero Margiaria per le immagini.

In dialetto si dice Gran Carlevé ‘d Muntisel, tradotto Grande Carnevale di Monticello, una festa popolare di successo, amata, frequentata, ricordata per i sapori, le risate, l’atmosfera, il folklore e l’originalità delle sue maschere storiche.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R045, 30/06/2021, Monticello d’Alba

Roero Coast to Coast

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