chiesa parrocchiale di Corneliano d’Alba

La giornata Europea festeggiata a Corneliano nel 1982. In quell’occasione si presentò il volume Per la pace e per la libertà – diari di guerra e si ricordò il dramma della prigionia vissuto dalle otto donne di Corneliano nel 1945. Le donne che parteciparono alla cerimonia furono: Teresa Battaglino, Luigina Allerino, Lucia Baralis, Anna Aria, Rina Aria, Anna Bergadano, Albrito Francesca, Maria Aria.

Donne prigioniere

Venerdì 2 febbraio 1945, primo venerdì del mese.  Mancano ancora 82 giorni alla liberazione d’Italia.

Di quei giorni sono state scritte molte storie da molti punti di vista e anche noi abbiamo setacciato un ricorso che raccontiamo in punta di piedi. Il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso stesso traumatico, perché richiamarlo duole o almeno disturba: chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per liberarsene, per alleggerire il suo senso di colpa scrisse Primo Levi.

Quel venerdì i repubblichini di Alba fecero irruzione nella chiesa parrocchiale di Corneliano d’Alba, i soldati fascisti spalancarono la porta armati e, sotto gli occhi di santi e beati dipinti tra le nuvole, cercarono violentemente ostaggi da catturare. Li avrebbero voluti scambiare con alcuni loro compagni che credevano fossero stati fatti prigionieri dai partigiani. Cercarono qualcuno da strappare via.

Picchiarono con gli stivali a terra fino alla sacrestia e si diressero minacciosi verso i sacerdoti che avevano appena suonato le campane per la Messa. I soldati avevano interpretato quei suoni come un segnale di avvertimento per la popolazione, il segnale di sparire perché i Repubblichini stavano cercando prigionieri. Forse non andò così ma quel suono di campane che mille volte aveva portare la gioia di una messa quel venerdì portò un caso di guerra.

I soldati cercarono uomini e ragazzi in chiesa ma non li trovarono, uscirono rabbiosamente e fecero irruzione nella case, presso le famiglie. I loro ostaggi furono 8 ragazze: mia mamma Anna Bergadano, Anna Aria, Lucia Baralis, Luigina Allerino, Rina Aria, Francesca Albrito, Maria Aria, Teresa Battaglino, fatte prigioniere al posto dei loro fratelli.

Le portarono via, insieme ad altri uomini che avevano catturato, prima in Seminario, poi alle carceri di San Giuseppe e infine in caserma di Borgo Piave ad Alba. La condizione per rilasciare gli ostaggi riguardavano il ritrovamento dei soldati che i repubblichini pensavano fossero stati catturati dai partigiani. Una condizione impossibile perché quei compagni soldati non erano prigionieri dei partigiani, erano passati nelle file dei partigiani.

Don Toppino, munito di un salvacondotto firmato dal comandante partigiano “Lino” Ronchi della Rocca, fu incaricato della mediazione. Fu il viceparroco di Corneliano dal 1940 al 1946 e non aveva ancora compiuto 30 anni quando fu investito di quella responsabilità. Don Toppino fu un giovane tra i giovani, un ottimo atleta che giocava benissimo a calcio. Mio padre dicevano che il suo tiro era micidiale. Corneliano era un paese di frontiera tra la piazza repubblichina di Alba e i gruppi partigiani del Roero, un posto privilegiato di trattative, di incontri e di incursioni tra fascisti e partigiani. Sovente Don Toppino si dovette impegnare con la sua bicicletta tra Alba, Bra, Cherasco, Bandito e Langa per mediare tra le due fazioni. Uno di quei viaggi in bicicletta gli servì per incontrare il comandante partigiano della piazza di Bra e vedere con i suoi occhi i soldati fascisti che i Repubblichini stavano cercando e che rivolevano in cambio degli ostaggi. I soldati gli dissero che di essersi allontanati dalla caserma di Alba di loro spontanea volontà, non erano stati catturati dai partigiani, al contrario avevano abbandonato l’esercito per proprie convinzioni e per protesta contro i maltrattamenti che avevano subito dai loro ufficiali, in particolar modo dal tenente Perini. Dissero anche che erano pronti a chiarire ogni cosa davanti al comando di Alba affinché gli ostaggi, le donne di Corneliano fossero liberate e tutti gli abitanti del paese non fossero ritenuti responsabili.

Don Toppino andò ad Alba spiegare la cosa alle truppe repubblichine.

Il 2 marzo 1945, dopo un mese di detenzione, gli ostaggi vennero rilasciati e ritornarono alle loro case.

 


 

Si ringrazia Giuseppe Giorello, classe 1949, per la testimonianza.

Quel venerdì i repubblichini di Alba fecero irruzione nella chiesa parrocchiale di Corneliano d’Alba, i soldati fascisti cercarono ostaggi da scambiare con alcuni loro compagni che credevano fossero stati fatti prigionieri dai partigiani. Non andò così… una storie di donne, di mediazione e di guerra nel Roero del 1945.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R051, 15 giugno 2020, Corneliano d’Alba

Roero Coast to Coast

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