Cantè j'euv
Cantè j'euv
Cantè j'euv

Immagini del tradizionale Cantè j’euv davanti alle cascine del Roero con il fratucìn, i cantori e i musicisti.

Cantè j’euv


Il fratucìn, falso frate elemosiniere si riconosce per il travestimento. Porta sulla schiena la cesta in cui raccogliere le uova, ma anche altro cibo, vino e, a volte, anche soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Il fratucìn non è solo! Ad accompagnarlo ci sono i cantori… c’erano sempre la fisarmonica, il clarino e, a volte, il trombone o il tamburo.

Un tempo solo i giovani del paese andavano con il fratucìn in giro, di cascina in cascina cantando e domandando qualcosa in cambio di una canzone beneaugurale, la canzone del “Cantè j’euv” (Cantare le uova). Oggi sono coinvolti un po’ tutti.

Il rituale è rimasto lo stesso da sempre. Prima di tutto il gruppetto di musicisti e giovani intorno al fratucìn saluta cantando gli abitanti della cascina. Poi canta molte altre strofe per invitare il padrone di casa a uscire e consegnare un po’ di uova. Il padrone il più delle volte esce per davvero, magari assonnato… nel primo sonno, con i pantaloni ancora in mano, e fa scivolare una dozzina d’uova nella cesta portata a braccio dal fratucìn.

Il padrone e la padrona di casa stanno al gioco e, dopo essersi fatti attendere un po’, si affacciano all’uscio con le uova in mano. Allora i cantori ringraziavano, sempre con il canto, per poi riprendere il cammino verso un’altra cascina.

A volte il padrone fa entrare in casa o in cantina i ragazzi, offrendo loro un buon bicchiere di  vino e tagliando il salame casalingo. Sono rare le volte in cui il padrone di casa non vuole proprio saperne di uscire: in quei casi i ragazzi se ne vanno maledicendo la cascina e i suoi abitanti, in particolare gli animali e il raccolto. Ma si trattava di maledizioni scherzose, bonarie.

C’è un altro aspetto da non sottovalutare… la questua del “Cantè j’euv” è un pretesto dei ragazzi per corteggiare le ragazze, le figlie dei padroni di casa! In passato non furono pochi i matrimoni nati da queste occasioni… chissà in futuro?

 


Si ringrazia Elio Stona per la testimonianza e le immagini.


Una delle tante versioni della filastrocca che si canta durante la questua delle uova, tradizione piemontese del periodo pasquale, trascritto e tradotto da Elio Stona:

Cantè j'euv testo in piemontese
Cantè j'euv testo in italiano
La storia di una tradizione ritrovata verso la metà degli anni ’60 del Novecento. “Cantè j’euv” (Cantare le uova) è parte dei festeggiamenti pasquali di quasi tutti i paesi del Basso Piemonte e unisce socialità, musica e gusto.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R067, ottobre 2021

Roero Coast to Coast

per partecipare

segnala una storia

invia una mail alla Redazione