Foto storiche dall’Archivio di Pietro Aloi della Polisportiva Montatese. Roero Coast to Coast
Foto storiche dall’Archivio di Pietro Aloi della Polisportiva Montatese. Roero Coast to Coast

Foto storiche tratte dall’Archivio di Pietro Aloi documentano la storia della Montatese.

Foto storiche dall’Archivio di Pietro Aloi della Polisportiva Montatese. Roero Coast to Coast
Foto storiche dall’Archivio di Pietro Aloi della Polisportiva Montatese. Roero Coast to Coast
Foto storiche dall’Archivio di Pietro Aloi della Polisportiva Montatese. Roero Coast to Coast

Calcio uguale vita

L’urlo primordiale esce dal bar. Vuol dire che la Montatese ha dimostrato in campo la schiacciante superiorità del paese. Se l’urlo ha un tono basso allora è rabbia, e proviene dalla pancia… indispensabile rimedio adottato della comunità per sopportare la malasorte, le macchinazioni e le ingiustizie subite in quei 90 minuti.

Ciò che la Montatese fà, si sa, non è solo un gesto atletico! Il calcio non è solo calcio. La sorte della partita è la rappresentazione di vizi e virtù di un intero paese, è lo specchio del suo ruolo, lo stacco tra il paese e il resto del mondo. A Montà calcio uguale vita.

Negli anni ‘30 del Novecento il calcio sbarca tra le colline del Roero a sorpresa, tra stralunati e interdetti cultori dei tre sport che avevano soddisfatto per secoli la passione contadina per la competizione sportiva: pallapugno, pantalera e tamburello. Il primo si gioca in squadra nello sferisterio. Con i pugni fasciati l’atleta colpisce una palla di circa 10 centimetri di diametro, compie un’elegante e rapido movimento del corpo e la palla vola via. Una fitta ragnatela di sguardi d’intesa controlla ogni gesto, impennata e rimbalzo. La pantalera è la variante che non richiede lo sferisterio. È la caccia alle traiettorie dei rimpalli sulle tegole della tettoia, sulla crepa di un muro, sotto la pietra del balcone, sul ricciolo di ferro della ringhiera, in un angolo assolato della piazza o all’ombra di una viuzza. Il tamburello è la versione antica, quella originaria di certe regioni italiane e francesi.

Il calcio ha rubato la scena. Forse troppo in fretta. Nel ’64 è ormai protagonista. I bambini e i ragazzi di Montà imparano il foot-ball sulla piazza della Parrocchia di Sant’Antonio Abate. Nasce la Polisportiva Montatese. La Montatese riceve gratuitamente le casacche bianconere della Juventus. La scarsità di risorse dei primi tempi fà accettare al primo direttivo quel dono che è generoso ed è importante, ma chiede in cambio di aspettare per poter indossare i colori giallo blu originali della società. Non è poi così male… in quegli anni sono tutti innamorati dei club blasonati del calcio nazionale, tra cui la Juve di Boniperti e Sivori e il grande Torino. Sono gli anni dell’Inter del mago Herrera, Sarti, Burgnich… del Bologna di Perani, Pascutti e Bulgarelli, il cui allenatore Bernardini disse: Così si gioca in paradiso.

A Montà sul nuovo campo affittato in Via Santuario, le squadre nazionali sono amate, ma restano in secondo piano rispetto al mito che si va costruendo: la Montatese.

La squadra ha un rito che coinvolge tutto il paese. Gli atleti di Torino e di Alba scendono dalla corriera, pranzano al belvedere e vanno a cambiarsi a casa di Tanteia o da Pinu Butalin. Lo spogliatoio al campo è riservato solo agli ospiti. Puntuali arrivano a quel punto i giocatori nati e cresciuti a Montà e la squadra sfila, in casacca bianconera, per tutta Via Cavour, svolta in Via Santuario e raggiunge il campo. La gente del paese si accalca ai lati e incita. I ragazzini rincorrono la sfilata sportiva. Le ragazze sbirciano e vedono quei diciottenni calciatori dilettanti come paladini di Re Carlo, impegnati in una tenzone da cui discendono l’onore e l’orgoglio della bandiera. Sull’erba Fausto è il guascone, Michele disegna pura geometria, Marengo è la velocità, De Lucia è un genio, Pozzo il Trancia è la versione umana della roccia. Mister-manager è in quegli anni Franco Almondo. Anni memorabili tra il ‘64 e il ‘68 per Piero Aloi, il nostro testimone del Roero, che all’epoca era un’adolescente e credeva in quei miti.

Negli anni ’70 il direttivo si concentra sui giovanissimi. Antonio Taliano, presidente della Polisportiva in carica per vent’anni, è un montatese e ama la misura, in un’epoca in cui è facile andare sopra le righe. Con il parere favorevole del direttivo due squadre partecipano al campionato CSI. Si formano alcuni giocatori molto capaci, le gemme, che sono forniti al Cornegliano e al Canale, le cui formazioni militano nella FIGC. Sono Meco Capel, Enzo Taliano, Valerio Aloi… che in quelle società lasciano il segno.

Gli anni ‘80 portano il calcio italiano sul «tetto del mondo» e il direttivo della Polisportiva di Montà a interrogarsi su come resistere, nei modi e nelle cose, ai voli pindarici. Rimane salda l’idea del calcio che educa i ragazzi attraverso grandi valori come la dignità, la serietà, il rispetto delle regole e degli avversari. Si bada al sodo e si formano calciatori e dirigenti. Spesso dai primi si passa ai secondi.

La scuola del calcio e dei valori dà i suoi frutti. Nel 1988 dopo la tragica scomparsa di Beppe Valsania si apre la strada verso nuovi scenari che Beppe stesso aveva indicato: vedeva la Montatese tra le grandi della zona. Quando Beppe muore alcuni buoni giocatori tornano al club di Montà dove avevano imparato il calcio e chiedono aiuto agli amici coi piedi buoni. La Montatese del ’90 macina gli avversari senza perdere una partita, e chiude il campionato con tre giornate di anticipo. Lo slancio non perde propulsione e nel ‘92 si tocca l’apogeo. A fine campionato, per la prima volta nella sua storia, la Montatese è in prima categoria. L’irresistibile ascesa è segnata da ricambi e cooptazioni anche nella dirigenza. Ad Antonio Taliano subentrano nella presidenza dapprima Bruno Calorio e in seguito Siliano Giovanni e il mister è Enzo Taliano. Per il resto il direttivo è composto da Mariangela Trucco, Piero Aloi , Franco Taliano, Michele Valsania, Bruno Farinetti e Paolo Arduino. È il periodo di massimo fulgore sociale. Oltre alla prima squadra si contano quella dei pulcini, degli esordienti, dei giovanissimi, degli allievi, degli juniores e di una formazione che milita nel torneo Arci UISP.

Chi ha gridato Forza Montatese lo sa, non si parlava solo di calcio, ma di Montà e forse, semplicemente, di essere sempre se stessi.


 

Si ringrazia Piero Aloi per questa ricchissima testimonianza del Roero e per aver messo a disposizione il suo archivio fotografico e la passione per il calcio di Montà.

L’intrigante prospettiva del calcio, dei novanta minuti, degli spogliatoi, del sudore, dei muscoli, del gesto atletico, dell’impresa memorabile da urlare con gli amici al bar del paese, aggiungendo o togliendo sempre qualcosa.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R009, marzo 2021, Montà

Roero Coast to Coast

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