La rocca tra il brich' la Furnasa, La Parrocchiale e il castello di Monteu Roero
Nonno Domenico, Monteu Roero

Nelle foto d’epoca Caterina con suo papà e nonno Domenico. Bric dla fôrnasa e la rocca che lo separa dalla piazza.

Bric dla fôrnasa tra le rocche del Roero a Monteu
Caterina Surra con il papà, Monteu Roero

Bric dla fôrnasa

Io sono Caterina e nella foto con me c’è mio papà. È molto elegante, indossa un abito completo con panciotto, giacca, pantalone con riga stirata e risvolto, camicia bianca e foulard di seta. Porta il cappello Borsalino, con la tesa nera, inclinato da un lato, a suo modo. Anche mio nonno Domenico, nato nel 1887 a Monteu Roero, porta un cappello simile, però lo indossa dritto.

Ho già 6 anni e mi sono appena trasferita da Torino nella casa di famiglia, Cascina Jamì, nella frazione San Grato sulle rocche di Monteu Roero. Siamo qui perché forse ci sarà una guerra.

Mi piace. Di notte si sente molto silenzio, nel buio ci sono molti insetti, alcuni luminosi, anche foglie, alberi, stelle che non so ancora ben riconoscere. Di giorno il sole illumina sentieri molto ripidi, boschi, vigneti, colline e pareti rocciose da cui affiorano anche conchiglie marine, piccoli sassi, rami appesi in modo incredibile attorno a cui volano farfalle. La terra ha gli stessi colori delle foglie in autunno. Giallo, rosso, marrone…

Nonno Domenico è la mia guida in questo paesaggio da scoprire. Abita in una cascina detta Furinetti, vicino ad un bricco alto e panoramico su cui siamo saliti più di una volta. Il posto si chiama Bric dla fôrnasa. Il nonno dice che il nome del bricco viene dal fatto che lassù si fanno i mattoni con cui sono costruiti la chiesa di San Nicolao in piazza e una parte del castello di Monteu.

Bric dla fôrnasa ha una grande pancia vuota ben nascosta dalla vegetazione fitta, in cui il fuoco cuoce la terra per ricavare mattoni. Il nonno ha detto che si cuocevano i mattoni in passato e ora non si fa più. Però a me sembra che quella pancia calda sotto il bric ci sia ancora.

Mi ha anche raccontato che tutti gli uomini del paese si mettevano in fila a formare una grande catena umana che collegava tutti i bricchi tra di loro. Si passavano i mattoni di mano in mano, appena cotti, dal crutun del bric fino alla chiesa o al castello.

Dice il nonno che le rocche erano meno profonde di adesso… altrimenti come avrebbero fatto gli uomini ad arrivare da lassù fino alla piazza senza volare. I grandi, spinti dalla necessità, fanno a volte cose incredibili. Mio papà dice che gli uomini hanno inventato l’energia nucleare, che è più potente di qualsiasi energia inventata fino ad oggi.

Il nonno mi ha anche mostrato uno strano vecchissimo tipo di mattone fatto sul bric prima ancora che si accendesse il fuoco della fornace. È marroncino, ha la superficie molto irregolare, come il guscio delle lumache, ed è ruvido. Mi ha raccontato che quel mattone, a differenza di quelli rossi della chiesa e del castello, è fatto di terra che si è indurita senza il fuoco. È cotto dal sole. In piemontese si dice mon cru, mattone crudo. Non pensate che sia morbido! È più duro dei mattoni cotti nel forno!

Sono un po’ sorpresa però… come è possibile che l’energia del sole sia bastata a cuocere questo mattone fatto di terra e non basti a cuocere la pasta, le verdure… perché allora si usa il fuoco? Nonno Domenico dice che tutto è una questione di tempo e di acqua. La terra esposta al sole fa scappare l’acqua, in pratica respira e fa uscire tante goccioline. Il mattone crudo, anche quando è già nel muro, continua a respirare se nessuno lo disturba e può stare lì per centinaia di anni. Quando piove si bagna e poi respirando lascia uscire le goccioline. Se lo tocchi non è mai troppo bollente, quasi come fosse un po’ ancora vivo.

Mio papà dice che un giorno, quando sarò grande, potrò venire da sola quassù, al Bric dla fôrnasa per scoprire il crutun e la fornace di cui nonno Domenico mi ha insegnato tante cose.

 


Si ringrazia Caterina Surra per la testimonianza.

 

Il professor Roberto Bergadani nel libro Notizie storiche su Monteu Roero, riferisce:

Si tramanda che i mattoni usati per l’erezione del castello provenivano dal Bric dla fôrnasa, nelle vicinanze della cascina Lambi. Gli uomini addetti al lavoro, formando catena, come popolarmente si usa dire, portavano i mattoni attraverso la rocca di Longin e successivamente la via del Confoss fino all’erto colle, sul quale si erge maestoso nella sua mole quadrata il castello. La tradizione è troppo viva per essere pura leggenda, ma, se il fatto è vero, bisogna ammettere che la roca dla canà fosse allora molto meno ampia e profonda dell’odierna.

 

Da molto tempo la fornace non esiste più, ne sono sorte altre in luoghi più comodi e accessibili, che utilizzano come materie prime terreni con maggiori percentuali di argilla e di sabbia. Sul Brich ‘d la furnasa, oggi non compaiono segni della presenza di questa singolare attività o se ci sono ancora, sono nascosti da un’abbondante vegetazione. Rimane, però, il luogo e il toponimo, a memoria di fatti delle nostre piccole e grandi storie del Roero.

Bric dla fôrnasa è più di un toponimo che indica un luogo misterioso di Monteu Roero. È una storia di paesaggio in cui il calore trasforma la terra in mattoni, una storia di comunità in cui gli uomini formano una catena umana per trasportare i mattoni dai bricchi alla piazza ed è una storia di famiglia che fa incontrare tre generazioni all’alba della seconda guerra mondiale.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R056, agosto 2021, Monteu Roero

Roero Coast to Coast

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