La statua lignea della Madonna Assunta di Corneliano d'Alba

La statua lignea della Madonna Assunta, opera dello scultore Antonio Roasio, realizzata nel 1857, è portata in processione a spalla della festa di Corneliano d’Alba il 15 agosto di ogni anno. La caduta risale al 2005.

Bella Regina fragile

La processione avanza sorridendo al passo del rullante della banda, tra il verde, lungo la strada che da Corneliano d’Alba va verso Monticello d’Alba. L’Assunta per tutta la festa sta in alto, tra fiori e gioielli appesi e svetta sulle teste, portata in spalla da quattro uomini. Quando si ferma per le celebrazioni, in chiesa o sul sagrato del santuario di Castellero, è appoggiata con cura su di un castello di assi di legno a suon di pian… pian… pian.

La Madonna dell’Assunta ha lo sguardo rivolto verso il cielo e il sorriso di chi è accolto da vivo nell’aldilà. Non solo l’anima, ma anche il corpo della madre di Gesù, secondo la fede cattolica andò in paradiso. L’angelo più grande, che le sta accanto, alla sua destra, la sospinge in alto con lo sguardo e l’avvolge in una nuvola. Sull’altro lato, a bilanciare lo sguardo dell’angelo stanno due angioletti: il più piccolo è attaccato, come un qualsiasi bambino, alla gonna della mamma. Non la perde di vista e con la mano sul petto trattiene l’emozione. L’altro è più in alto ed è l’unico a guardare in basso, verso suo fratello e verso chi lo sta portando in spalla insieme all’Assunta. Fà quello che fanno tutti i bambini quando sono in braccio, si riposa e osserva il mondo da prospettive diverse. La cosa che sta più in alto di tutto è il braccio destro dell’Assunta, alzato verso il cielo sparge forze benefiche che proteggono e sostengono.

Il 15 agosto 2005 il prezioso carico pesa sul drappo rosso e sulle spalle dei quattro portatori. Al pilone della Beata Vergine del Carmine, quando le candele in mano ai chierichetti sono quasi sciolte e le chiome verdi rispondono al vento del finire del pomeriggio, in un clima di operosa calma, accade l’impensabile.

Uno dei quattro uomini inciampa in una buca dell’asfalto. La statua dell’Assunta è capovolta, a terra, non è più intera. Si è spezzato il braccio alzato, il corpo si è separato dallo sguardo dell’angelo e dalla nuvola che doveva portarla in cielo. I due angioletti sono rotolati a terra perdendo le braccia.
L’angelo è il primo ad essere raccolto dall’asfalto: ha perso le ali e con lo guardo basso non sembra lui. Nessun ferito tra i portatori, ma non sapremo mai come si è tradotto in ciascuno quel fatto singolare.
La gente raccoglie le schegge di legno, i chiodi saltati, i fiori, il drappo rosso e poi anche il braccio, le ali, il copro centrale dell’Assunta. La processione interrotta si disperde, ciascuno raduna la sua famiglia e torna incredulo alle scale del sagrato del santuario in cui è posata provvisoriamente la statua in frantumi. Cresce l’attesa di sapere mentre la notizia dell’Assunta caduta è inviata a chi è altrove in vacanza. Le autorità si mettono subito d’accordo e annunciano che per l’anno successivo l’Assunta tornerà come “una volta”. Queste due parole a Corneliano d’Alba hanno un significato preciso.

Sono passate quattro o cinque generazioni da quando la statua prese casa nel santuario di Castellero a Corneliano d’Alba tra le vigne. Nel 1857 il carro trainato da buoi impiegò tre giorni per arrivare da Mondovì il 14 agosto. Don Giovanni Felice Violandi investì 2.300 Lire sul talento di Antonio Roascio, l’artista, che era un ragazzo nato in una famiglia di mezzadri di Bardineto, cresciuto e apprezzato tanto da ricevere la cittadinanza onoraria di Mondovì.

Da allora, ogni anno l’Assunta ha lasciato puntuale la sua casa campestre per passare qualche giorno nella chiesa parrocchiale di Corneliano d’Alba. Portata a spalle ha attraversato la piazza lunga tra musiche e scampanate a festa. A partire dal ’79 ha fatto una tappa nella casa di riposo. Nella sera di ogni 15 agosto, prima e dopo la caduta, è tornata in processiona al santuario da cui è partita, accompagnata dalla gioia della gente del Roero. Ciascuno ha un ricordo della festa. Molti sono stati benedetti dall’Assunta quando erano bambini in braccio alle madri. Gli uomini si ricordano di quando erano giovani e di come, durante la celebrazione del santuario, avevano salutato le loro famiglie per il servizio militare. I musicisti ricordano di come hanno provato mille volte la Julia con la banda, per suonarla come si deve in piazza durante la festa. Gli alpini avranno sfilato in processione prima e dopo essere tornati dal fronte, con preghiere diversamente dolorose. Tutti si ricorderanno per sempre dell’Assunta caduta e dei frammenti raccolti e ricomposti. La caduta della Bella Regina ha suscitato sorpresa e preoccupazione ed ha dimostrato che la realtà delle cose fabbricate dall’uomo è fragile. La stessa sorte tocca ai ricordi e alle storie.

Si continua a riparare ciò che si rompe e a ricordare ciò che è scomparso. La scultura è stata riparata, le processioni e le celebrazioni hanno ripreso a fabbricare incontri e storie.

Ferisce ciò che irrompe nella vita, ma a volte è per mostrare la grazia, per dimostrare non è l’opera ma la cultura a tenere le cose vive e in evoluzione. La devozione e il rito della Madonna dell’Assunta non si sono interrotti per la caduta della Bella Regina, perché sono una cultura viva nel Roero.


 

Secondo alcuni studiosi la devozione per la Madonna dell’Assunta presso il santuario di Castellaro risale al Seicento o al Quattrocento.  

La scultura è stata recuperata da Nicola Restauri ad Aramengo, presso Asti.

Si ringrazia Virgilio Blardone per la testimonianza e le immagini fornite.

Tutte le cose costruite dall’uomo si rompono nonostante speriamo che possano durare per sempre. Nell’esuberante sole di Ferragosto è caduta l’Assunta del santuario di Castellaro durante la sua festa.
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R016, marzo 2021, Alba

Roero Coast to Coast

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