Agnolotti bugiardi

Agnolotti bugiardi

La pasta fatta in casa, immagini di famiglia.

Agnolotti bugiardi

Gli “agnolotti bugiardi”, una pietanza che non dimenticherò mai! Mi faceva ridere il nome. Che cosa avranno di non vero questi agnolotti, mi chiedevo. Poi la scoperta. Erano agnolotti senza ripieno. La pasta era la stessa che si preparava per gli agnolotti veri, ma questi non avevano il ripieno di carne e verdura.

Mia madre faceva la pasta alla sera, quando noi bambini dormivamo. Farina, acqua uova e un impasto a mano dove si scaricava magari i pensieri e le tensioni accumulate. Ma anche il piacere di stendere la pasta, tagliarla in tante forme diverse, irregolari, frastagliate. Lasagnette si chiamerebbero oggi, veloci da cuocere buone da mangiare. È il nome evocativo, “agnolotti bugiardi”, era il modo che aveva la mamma di creare aspettative, era un gioco che rendeva più leggere le domeniche in cui non potevano andare dalla nonna a mangiare gli agnolotti “veri”.

Le altre domeniche si andava tutti a casa dei nonni materni a mangiare gli agnolotti fatti a mano e qualche altra leccornia. Oltre al cibo, che faceva la differenza, c’erano i cugini con cui si poteva giocare nella grande cascina.

La nonna era una donna imponente, un capo famiglia per intenderci, mentre il nonno si presentava come più accomodante. Mai gli ho sentito dare ordini o sgridarci, cosa che la nonna faceva regolarmente. A tavola però non ci facevamo sgridare. Aspettavamo in silenzio le portate. Ricordo i profumi e come quei profumi facessero salire dentro di me l’acquolina in bocca.

Ricordo il desiderio di gustare e la speranza di aver una porzione magari doppia se tutti erano onesti nel servirsi.

La nostra mamma sapeva quanto amavamo stare dai nonni, l’atmosfera era sempre gioiosa e sicuramente la tavola imbandita faceva la differenza. Ci sentivamo intorno a quel tavolo una famiglia come tutte le altre che la domenica si riunisce per trascorrere insieme una giornata di riposo.

Si era bambini e si era in tanti. I soldi però non erano altrettanti nella nostra famiglia che era composta da un solo genitore e quattro fratelli. una famiglia impegnativa da mantenere. Mia madre cercava con il suo lavoro di permettere a noi fratelli una vita serena, nonostante le ristrettezze. Vivevamo in una casa molto piccola composta da due sole stanze e un po’ difficile era la convivenza, ma in certi momenti divertente.

Quando la mamma lavorava c’era una zia nubile tuttofare che preparava anche un pranzo semplice (a volte con gli avanzi della sera prima) per chi, come noi, arrivava affamato dopo la scuola. Buone certo, ma niente a che vedere con gli “agnolotti bugiardi” di mamma.

Mia madre, per me, era una cuoca famosa ed anche una grande narratrice di storie. Dietro a quel piatto povero, che nascondeva difficoltà e che non era minimamente paragonabile agli agnolotti della nonna, c’erano voglia d’indipendenza e allegria.

Non so davvero se a Montà questa ricetta fosse stata diffusa da altre donne, più anziane e accorte, ma mi piace pensare che mia madre fosse stata capace di emanciparsi e innovare anche attraverso la sua rivisitazione di un piatto tradizionale e di saperlo presentare ai suoi cari non come una mancanza ma come qualcosa di unico e fuori dal comune.


Si ringraziano i fratelli Valsania per la testimonianza e i volontari per le ricerche sul territorio e la scrittura.

Il racconto ha il profumo di famiglia. Siamo negli anni ’60 del Novecento e la mamma è assoluta protagonista delle vicende. Nelle sue mani la cucina è rivisitata. Come la vita anche la famiglia e i piatti sono in piena trasformazione: si cercano ricette più ricche per il pasto domenicale, rielaborando e inventando nomi curiosi e originali… indimenticabili!
PAROLE CHIAVE
LUOGO DELLA STORIA

DATA E LUOGO DEL RILEVAMENTO

R063, agosto 2021, Montà

Roero Coast to Coast

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